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Scritto da 

Niccolò Budoia

20 luglio 2026

WRC

Pajari, che sembrava non dover correre questo Mondiale, ha completato la redenzione personale vincendo per la prima volta in Estonia.

L'anno scorso pareva che la sua carriera fosse finita o quasi. Giravano rumors che lo volevano fuori dalle Toyota Rally1, a causa di risultati poco esaltanti seppur alla sua prima stagione fra i grandissimi: un podio in 14 gare, due ritiri e un Super Rally parevano decisivi per il suo futuro. Insomma, Sami Pajari ha rischiato seriamente di trovarsi fra le mani una Yaris Rally2 quest'anno. E invece ha vinto il Rally Estonia.


Tutto è cambiato quando Kalle Rovanpera ha annunciato di voler lasciare il WRC in vista di questo 2026. L'arrivo di Oliver Solberg allora non sarebbe stato più un problema, e Pajari ha mantenuto il suo posto ma ha dovuto fare i conti con una situazione difficilissima: arrivato in Toyota da campione del mondo junior 2021 e da campione WRC2 2024 (e tutti ricordiamo il dominio imposto quell'anno), ritrovarsi nel Mondiale dei grandi dopo che un compagno di squadra se n'era andato poteva essere un macigno psicologico, o comunque un fardello di quelli pesanti da portare.


Così, quando a Monte-Carlo è uscito di strada in quel modo sfortunato, colpendo in pieno una pianta a esterno curva sul ghiaccio e fermandosi, più di qualcuno ha alzato un sopracciglio. Anche Pajari era molto abbattuto: era già uscito di strada nella PS2, la speciale che forse verrà ricordata come la più difficile e insidiosa di questo Mondiale, e un ritiro non era il modo migliore di cominciare un campionato in cui sembrava già ormai un'anatra zoppa, per dirla all'americana.


Ma Pajari è andato avanti. Terzo in Svezia e in Kenya, secondo in Croazia, terzo ancora alle Canarie. Improvvisamente qualcuno si è ricordato di quel ragazzino biondo che faceva impazzire gli avversari nel WRC2, dotato di una velocità impressionante e di una costanza disarmante. Qualcuno si è ricordato del coraggio leonino con cui, dopo aver vinto il Mondiale delle Rally2, aveva lasciato giù dalla macchina Enni Malkonen, peraltro popolarissima nel piccolo mondo del rally globale, per far salire Marko Salminen, con cui aveva debuttato a Monza dove aveva anche portato al debutto la Toyota GR Yaris Rally1 non ibrida.


E allora quel ragazzino forse aveva le qualità anche mentali per superare una batosta psicologica come quella di vederti ancora al tuo posto di lavoro solo dopo una mezza botta di fortuna, un allineamento di pianeti che ha scongiurato un esito catastrofico. Certo, una foratura in Portogallo gli ha fatto mancare il quinto podio di fila, ma il terzo posto lo ha riagguantato subito in Giappone, e poi ha chiuso quarto un difficilissimo Acropoli.


E poi è arrivata l'Estonia, che già l'anno scorso aveva regalato a Pajari molte emozioni. La vittoria di Solberg aveva imposto il figlio d'arte all'attenzione del mondo, spalacandogli le porte della Toyota ufficiale quest'anno. La gara che aveva rischiato di distruggere la carriera del 24enne finlandese, stavolta lo ha innalzato altissimo. Pajari ha vinto dominando, rimanendo in testa dalla prima all'ultima prova, vincendo 12 prove su 18, tutte quelle del venerdì e cinque del sabato, giusto a rimarcare che il passo per vincere non gli veniva solo dalla posizione di partenza.


Pajari è diventato il 93° pilota a segnare il suo nome in un albo d'oro iridato, il 16° finlandese. Ha chiuso la porta ai fantasmi, ha riso, ha pianto, ha abbracciato amici, familiari, sponsor e sè stesso "per non aver mollato". Quest'anno rischiavamo di non vederlo in gara. Pajari è stato più forte anche di una sorte che lo voleva appiedato. La sua risposta è questo terzo posto provvisorio nel Mondiale, e vedremo cosa ci regalerà ancora.

Pajari batte il destino e vince in Estonia la sua prima nel WRC

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