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Scritto da 

Niccolò Budoia

28 febbraio 2026

VARIE

Dopo una lunga malattia, la leggenda per eccellenza dei rally italiani ci ha lasciato: il Drago ha smesso di sputare fuoco a 85 anni.

Il Drago ha smesso di sputare fuoco. Sandro Munari è morto stanotte all'età di 85 anni dopo una lunga malattia che l'aveva costretto a ritirarsi dagli eventi pubblici. Ma quella stessa malattia non aveva scalfito la sua leggenda, costruita su una professionalità incredibile e consolidata e su una sequela di vittorie che hanno davvero permesso al rallismo di affermarsi come uno sport popolarissimo in Italia e nel mondo.


Nato a Cavarzere, nella Bassa veneziana, il 27 marzo 1940, Munari aveva iniziato a correre anche grazie al sostegno di un altro grande veneto, l'adriese Arnaldo Cavallari. Negli anni Sessanta si mise davvero in mostra vincendo nel 1967 il suo primo titolo italiano (si ripeterà due anni più tardi) e il Tour de Corse sulla Lancia Fulvia. Fu lui uno dei primi a consacrare il mito della Lancia nei rally, conquistando in coppia con il Maestro Mario Mannucci quell'incredibile Rallye Monte-Carlo 1972, quando battendo le corazzate Porsche e Alpine diede il suo contributo preziosissimo per la vittoria della Casa di Torino del Campionato internazionale Costruttori di quell'anno e soprattutto garantì altri cinque anni di produzione al modello: senza quel successo la fabbrica sarebbe stata chiusa, ed era questa la vittoria per così dire sociale di cui il Drago è sempre andato più fiero in assoluto.


Vinse la Targa Florio del 1972 con Arturo Merzario sulla Ferrari 312PB, a dimostrazione di una guida rivoluzionaria che portò la pulizia e la precisione a nuovo paradigma delle corse su strada. Corse con navigatori tanto leggendari quanto lo era lui: Mario Mannucci appunto, ma poi Piero Sodano, Arnaldo Bernacchini, Luciano Lombardini, e poi John Davenport, Sergio Barbasio, Daniele Audetto, Icio Perissinot.


Non diventò mai campione del mondo, ma non accettava certe dimenticanze che tendevano a scordare la vittoria della Coppa FIA per Piloti che conquistò nel 1977, nel primo anno della sua istituzione. Nel suo palmarés, che vantava anche il titolo europeo del 1973 quando corse con la Fulvia e con la nuovissima Stratos, non arrivò mai il Safari Rally: nonostante tutti i tentativi portati avanti da Munari, il veneziano si vide sempre sfuggire la gara che più gli stava a cuore nonostante la conquista di ben tre podi.


La sua leggenda lo ha sempre accompagnato, già mentre correva: i successi a ripetizione fecero avvicinare al nostro sport una quantità di ragazzi e adulti, e fra questi Miki Biasion che poi sarebbe stato incoronato suo degno erede: "L'Italia ha perso un maestro e un grande campione, un esempio di professionalità e determinazione anche per i giovani di oggi. Ho pensato subito a lui nel 1988, quando ho vinto il mio primo Safari. Ci accomunava davvero l'amore per quella gara e la voglia matta di sconfiggere le avversità", le parole del due volte iridato.


Munari ha girato la sua ultima curva. Ma il rombo del suo motore non si spegnerà mai.

Lutto senza fine per il rally italiano, è morto Sandro Munari

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